Translate

domenica 8 dicembre 2013

LE PRIMARIE


Voglio esprimere le mie congratulazioni al Partito Democratico e alla Lega Nord, per aver organizzato con saggezza le loro primarie, speriamo che in futuro, altri partiti e movimenti si aggiungano a questa fase della nostra democrazia delle primarie per eleggere i loro segretari di Partito, con essa auguro un buon lavoro a Matteo Renzi del Pd, e a Matteo Salvini della Lega Nord. Ora si deve imbochiare le mani e mettersi a lavorare per cercare il bene comune e un futuro migliore per il nostro Paese e i nostri Connazionali, non si può deludere ai 7 milioni degli elettori che hanno votato nelle primarie del Pd. Cominciamo con il cambio della legge elettorale.
 

Giovane Terra, convegno sull’agricoltura sociale a Frosinone - di Associazione A Sud


13 dicembre, Palazzo della Provincia di Frosinone. Per il lancio del progetto, un dibattito sulle possibilità offerte dallo sviluppo delle esperienze di agricoltura sociale.

Asta di riacquisto di titoli di Stato - di Ministero dell'Economia


                                               Ministero dell'Economia e delle Finanze

Il MEF comunica che il giorno 10 dicembre 2013 avrà luogo, presso la Banca d’Italia, un’operazione di riacquisto di titoli sul mercato tramite asta competitiva riservata agli operatori Specialisti in titoli di Stato.
Tale operazione utilizzerà le eccedenze di cassa presenti sul “Conto disponibilità” detenuto dal Tesoro presso la Banca d’Italia.
I titoli oggetto del riacquisto sono i seguenti:
  • IT0004321813      CCT 01/12/2014
  • IT0004805070      BTP 01/03/2015, cedola 2,50%
  • IT0004568272      BTP 15/04/2015, cedola 3%
  • IT0004404965      CCT 01/09/2015
  • IT0004085210      BTP€i 15/09/2017, cedola reale 2,10%

Entro le ore 11 del 10 dicembre 2013, gli operatori Specialisti potranno presentare fino ad un massimo di cinque offerte per ogni titolo, da inoltrare esclusivamente mediante trasmissione telematica indirizzata alla Banca d’Italia tramite Rete Nazionale Interbancaria, con le modalità tecniche stabilite dalla Banca d’Italia medesima per il riacquisto dei titoli di Stato.
Tali offerte dovranno contenere l’indicazione del capitale nominale dei titoli in cessione ed il relativo prezzo richiesto.
I prezzi indicati dovranno variare di un importo minimo di un millesimo e ciascuna offerta non dovrà essere inferiore ad un milione di euro di capitale nominale.
Il MEF si riserva la facoltà di non accogliere offerte presentate a prezzi ritenuti non convenienti.
Il regolamento dell’operazione è fissato per il giorno 13 dicembre 2013.

Roma, 6 dicembre 2013

venerdì 29 novembre 2013

India, polizia disperde manifestanti


Sì ALLA CANDIDATURA DI MASSIMO D'ALEMA


Questa volta, il nostro Paese ha fatto un passo avanti, perché, nonostante la differenza ideologica e di partito politico, i politici del nostro Paese si sono uniti per appoggiare la candidatura di Massimo D'Alema, lasciando da parte, l'ideologia e il colore politico. Un successo favorevole con una decisione pressa con saggezza e responsabilità, perciò, anch'io vedo con favore la candidatura di Massimo D'Alema a Ministro degli Esteri dell'Ue e mi sento contento di vedere un Paese unificato nella politica e sarò ancor più felice di vedere successivamente a un nostro connazionale in una carica di prestigio.

Fonte:  http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=16945

http://www.corriere.it/romano/09-11-04/03.spm

NOMINATO COMITATO PRIVATIZZAZIONI PRESIEDUTO DA VINCENZO LA VIA - di Ministero dell'Economia


                                                Ministero dell'Economia e delle Finanze

Con un decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, sono stati nominati i componenti del Comitato permanente di consulenza globale e di garanzia per le privatizzazioni, di cui il Mef continua ad avvalersi ai sensi del decreto-legge 31 ottobre 2013 n.126. Del Comitato, presieduto dal direttore generale del Tesoro, dottor Vincenzo La Via, fanno parte: la dottoressa Anna Maria Artoni, l’ingegnere Massimo Capuano, il professor Piergaetano Marchetti, il professor Angelo Provasoli. Ai componenti il Comitato, che restano in carica tre anni e, alla scadenza, possono essere confermati, non spetta alcun compenso, ne’ gettoni di presenza.
Nei prossimi giorni il Comitato per le privatizzazioni si riunira’ per avviare l’attivita’ di supporto al Ministero per l’attuazione dei programmi di dismissione di partecipazioni, garantendo modalita’ e procedure trasparenti e tali da massimizzare gli introiti destinati ad abbattere il debito pubblico. In particolare, il Comitato e’ chiamato a fornire assistenza tecnica per favorire il buon esito delle operazioni, formulare proposte sulla tempistica, assistere nel conferimento di incarichi di valutatore e nell’affidamento dell’incarico di guida dei consorzi di collocamento, esprimere pareri sull’organizzazione delle procedure di vendita, sulla determinazione del prezzo, sui criteri per la selezione dei potenziali acquirenti.

26 novembre 2013

Consiglio Comunale - di MOVIMENTO 5 STELLE ROMA


Oggi in Consiglio comunale è iniziato il tour de force della discussione sul Bilancio preventivo 2013 (e aggiungeremmo, finalmente). Gli animi si sono accesi immediatamente.

Il rischio che corrono il Sindaco e la sua maggioranza è il commissariamento, se il bilancio non venisse approvato entro il 30 novembre.
Sono previste sedute continue fino a venerdì prossimo. Le sedute sono pubbliche, orario 10/22, per entrare in aula ad assistere è sufficiente un documento.
I portavoce del M5S stanno presidiando i lavori al fine di attuare quanto scritto nel programma partecipato, con proposte di taglio delle voci di spreco, come ad esempio quelle riguardanti gli affitti pagati per edifici privati, che si possono risparmiare spostando le attività in edifici di proprietà del Comune, o come le proposte relative al tetto degli stipendi, per risparmiare centinaia di migliaia di euro che vengono intascati dalla schiera dei dirigenti delle partecipate, o ancora per fare chiarezza sul buco di bilancio dell'ATAC (dovuto anche ai milioni di euro di biglietti falsi venduti ai cittadini

Vi chiediamo di partecipare numerosi, la presenza dei cittadini è importante per sostenerli e comprendere in prima persona le differenze tra l'operato dei partiti e quello dei portavoce a 5 stelle.

Confermata sentenza VS Texaco in Ecuador: pagherà 8,5 miliardi - di associazione A Sud


Il 12 novembre scorso la Corte Nazionale di Giustizia dell'Ecuador ha ratificato la condanna per danno ambientale inflitta alla Chevron Texaco nel 2011 per i danni all’ambiente e alla salute delle comunità amazzoniche causati dalle attività estrattive.
 
«La Chevron fu condannata nel 2011 dalla Corte della provincia amazzonica di Sucumbíos a pagare 9,5 miliardi di dollari, ammontare che duplicava se l’industria petrolifera non chiedeva perdono per i danni ambientali dei quali era imputati» racconta l'avvocato della causa Pablo Fajardo, vincitore nel 2008 del Golman Prize per l'ecologia e in Italia proprio in questi giorni. La Chevron ricusò la sentenza davanti alla Cn, non si è mai scusata pubblicamente come esigeva la Corte di Sucumbíos e il risarcimento è lievitato a 19 miliardi di dollari. Due giorni fa la Corte Nazionale ha confermato la sentenza, riconoscendo ancora una volta la responsabilità dell'impresa nel più rande disastro compiuto a causa di attività estrattive in una regione amazzonica, ma ha eliminato la clausola che prevedeva il raddoppio, riportando il risarcimento dovuto a 8,6 miliardi di dollari. A questa cifra va aggiunto un ulteriore 10% come risarcimento al Frente de Defensa de la Amazonía, la coalizione di comunità, soprattutto indigene, che ha denunciato la Chevron.

“Questo grado di giudizio è l'ultimo” ha ricordato Fajardo, “la sentenza è un precedente importantissimo, un passo avanti storico e la dimostrazione che la giustizia è alla portata anche dei più poveri e vulnerabili”. Un precedente che apre la strada ad altre azioni giudiziarie che i Frente de Defensa de la Amazonìa ha annunciato, tramite Fajardo, di voler intraprendere in futuro.

venerdì 22 novembre 2013

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica francese - di Camera dei Deputati


Lunedì 11 novembre si è svolta la discussione generale delle mozioni Guidesi ed altri n. 1-00201, Palese ed altri n. 1-00235, Causi ed altri n. 1-00236, Paglia ed altri n. 1-00237 e Zanetti ed altri n. 1-00238 concernenti iniziative in materia di federalismo fiscale.
A seguire la discussione generale del disegno di legge Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica francese per la realizzazione e l'esercizio di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione, con Allegati, fatto a Roma il 30 gennaio 2012. (C. 1309-A).

Manifesto “Oltre la crisi” L’Italia deve fare l’Italia - di Roberto Barabino



L’Italia è in crisi, una crisi profonda e drammatica. Ma non è un paese senza futuro. È molto popolare, in patria e all’estero, la tesi del nostro inarrestabile declino: che manca però del sostegno dei fatti, fa torto a chi lavora, fa danno al Paese e distoglie dai veri problemi da risolvere.
Nessuno lo nega, siamo zavorrati da guai che vengono da lontano, e che vanno ben oltre il debito pubblico: le diseguaglianze sociali, l’economia in nero, quella criminale, il ritardo del Sud, una burocrazia spesso persecutoria e inefficace. La crisi mondiale si è innestata su questi mali, incancrenendoli. Rimediare non sarà facile. Ma non è impossibile, se non ci lasciamo ipnotizzare dalla retorica dell’apocalisse.
Il giudizio negativo sull’Italia nasce da un clima di enorme, e pericolosa, confusione. È confusa l’opinione pubblica interna, trascinata in un cronico stato di pessimismo e frustrazione. C’è confusione tra gli addetti ai lavori, e tra gli osservatori e gli investitori stranieri, inclini a fare proprio questo giudizio, infondato ma senza appello. Tutto ciò, ovviamente, porta grave detrimento per la nostra immagine internazionale. E rende difficilissima la stessa diagnosi dei mali del Paese: col rischio che vengano formulate ricette non adeguate per porvi rimedio.
La tesi del declino è supportata principalmente dalle pessime performance del Pil nazionale. Che però non fa distinzione tra un mercato interno prostrato dalla crisi e dall’austerità, e le ottime prestazioni internazionali delle imprese, del turismo e dell’agroalimentare. Siamo uno dei più grandi esportatori al mondo - soprattutto grazie ai nostri distretti - siamo una delle mete turistiche preferite del nuovo turismo mondiale. Ha le sue radici in questa difficoltà degli indicatori economici tradizionali (come le dinamiche delle quote di mercato nell’export mondiale) a cogliere i mutamenti in atto nel nostro Paese – difficoltà acuita dai rivolgimenti epocali avvenuti nel decennio: la crescente concorrenza dei paesi emergenti e la grande recessione. E si alimenta della divaricazione crescente tra i risultati eccellenti ottenuti meritoriamente sul campo dalla aziende nazionali e il deterioramento del sistema paese.
Quello che da questa confusione non emerge, invece, sono due tendenze molto positive: due ponti lanciati verso il futuro che fanno carta straccia delle profezie negative, e indicano una rotta, la via per restituire coraggio e convinzione agli italiani.
La prima. L’Italia non è una delle vittime della globalizzazione, anzi: ha profondamente modificato la sua specializzazione internazionale, modernizzandola e ‘sincronizzandola’ con le nuove richieste dei mercati. Abbiamo saputo costruire valore aggiunto in settori – quelli tradizionali del made in Italy: il tessile-abbigliamento, le calzature, i mobili, la nautica - in cui ci davano per spacciati a causa della concorrenza dei paesi emergenti. E abbiamo creato nuove specializzazioni, come nella meccanica - oggi di gran lunga il settore più importante per surplus commerciale con l’estero - nei prodotti innovativi per l’edilizia, nei mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli e nella chimica – farmaceutica. Si spiega così il fatto che nel 1999 il nostro Paese era quinto nell’UE-27 per saldo commerciale normalizzato nei manufatti, e nel 2012 è salito al terzo posto.
La seconda tendenza: proprio grazie a questa nuova specializzazione - mentre la recessione globale e l’austerità facevano crollare la nostra domanda interna, e con essa Pil e occupazione - le imprese italiane hanno registrato eccellenti performance sui mercati internazionali. Tra ottobre 2008 e giugno 2012 il fatturato estero dell’industria italiana è cresciuto più di quello tedesco e francese (Eurostat). Nel 2012 siamo stati tra i soli cinque paesi al mondo (con Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud) ad avere un saldo commerciale con l’estero superiore ai 100 miliardi di dollari (per i manufatti non alimentari). Su un totale di 5.117 prodotti (il massimo livello di disaggregazione statistica del commercio mondiale) nel 2011 l’Italia si è piazzata prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben 946 casi.
Se puntiamo la lente sui paesi extra Ue - i mercati più promettenti, quelli su cui si deciderà il futuro del commercio mondiale - questa Italia ‘in declino’ è il secondo paese dell’UE, dopo la Germania, per surplus commerciale nei manufatti non alimentari (con un attivo di 63 miliardi di euro nel 2012). Mentre, appunto, sul mercato domestico domanda e produzione crollavano per ragioni che, evidentemente, nulla hanno a che vedere con la competitività delle imprese.
Non solo l’export sfata i luoghi comuni sbandierati dalla propaganda declinista. Il settore italiano del turismo è additato come uno dei protagonisti della nostra inevitabile uscita di scena. Di vero c’è, ancora una volta, che la crisi economica ha imposto tagli pesanti alle spese degli italiani. Ma l’afflusso di stranieri è in aumento. Se dismettiamo indicatori approssimativi (come quello degli arrivi di turisti internazionali, falsato dalla presenza di grandi hub internazionali e dai viaggi di lavoro), scopriamo che l’Italia, che per numero di pernottamenti di turisti stranieri è seconda in Europa soltanto alla Spagna, è addirittura il primo paese europeo per i turisti extra-UE (con 54 milioni di notti). Siamo la meta preferita per i visitatori da Cina, Giappone e Brasile; siamo alla pari con la Gran Bretagna per le provenienze dagli Stati Uniti; secondi per arrivi da Canada, Sudafrica, Australia, Russia.
Davvero ardito, dunque, parlare di un paese sul viale del tramonto. Non siamo una nazione di macerie e di cittadini rassegnati. Sappiamo competere, invece.
Allora, piuttosto che le sirene del declino dobbiamo prestare attenzione al messaggio e alle richieste dei tanti protagonisti di questo made in Italy rinnovato. Che stanno affermando un modello di sviluppo nuovo, ma perfettamente in linea con la grande vocazione nazionale: la qualità. Dove la bellezza è un fattore produttivo determinante e la cultura, sposata magari alle nuove tecnologie, un incubatore d’impresa. Una via italiana alla green economy in cui l’innovazione è un’attitudine che investe anche le attività più tradizionali - dove le eccellenze agroalimentari sono un volano per l’artigianato e il turismo, e viceversa – le cui straordinarie materie prime sono la qualità della vita, la coesione sociale, il capitale umano, i saperi del territorio.
Da qui dobbiamo ripartire, dal nostro irripetibile “ecosistema produttivo”. Dalla qualità, da questa via tutta italiana alla green economy. Incentivando la ricerca, l’ICT e l’innovazione non solo tecnologica ma anche organizzativa, comunicativa, di marketing. Sostenendo, con azioni di sistema, gli sforzi di internazionalizzazione del nostro manifatturiero, delle filiere culturali e turistiche. Con una politica industriale che faccia perno sulla valorizzazione dei nostri pilastri - manifattura, turismo, cultura, agricoltura – e indichi proprio nella sostenibilità e nella green economy la via da seguire. E con una politica fiscale conseguente, che sposti la tassazione dal lavoro verso il consumo di risorse, la produzione di rifiuti, l’inquinamento. Che incentivi la formazione, l’inclusione sociale e il contributo dei giovani e delle donne alla società e all’economia italiane. Che sostenga gli investimenti per competere nell’economia reale a scapito di quelli per fare speculazione sui mercati finanziari. Dove la burocrazia cessi finalmente di essere un freno per le imprese. Le aziende più piccole vanno accompagnate a lavorare di più in rete o in consorzio. Il turismo potrebbe intercettare più viaggiatori stranieri se l’Italia avesse migliori infrastrutture di trasporto e logistiche, se gli aeroporti italiani fossero meno periferici nelle tratte intercontinentali. Se lo sforzo promozionale dell’immagine dell’Italia all’estero non fosse polverizzato e spesso inconcludente, se le strutture ricettive fossero ammodernate e messe in rete con le tante eccellenze (culturali, paesaggistiche, produttive) del Paese. La lotta all’illegalità, alla contraffazione e all’Italian sounding deve diventare una priorità imprescindibile. Come pure le misure per strutturare reti distributive più forti, anche all’estero. Né si può prescindere dal garantire liquidità all’economia nazionale. Per sostenere le famiglie e far ripartire i consumi interni. E per garantire alle aziende, anche grazie ad un nuovo ruolo della Cassa depositi e prestiti, il credito necessario a rilanciare gli investimenti.
L’Italia, insomma, ce la può fare. È semplicemente necessario che venga messa nelle condizioni di poter fare l’Italia.

venerdì 15 novembre 2013

Presentata la manifestazione del 9 novembre a Roma - di Luca Romagnoli


Intendo precisare a tutti, che
non ho firmato ancora alcun patto federale; né tra me stesso e altri né tanto meno in nome e perconto del MSFT nella mia attuale qualità di legale rappresentante. Ho aderito all’idea e sono convinto della ineluttabile necessità di unire la destra, intanto in via federale, seppure con tutti i distinguo possibili che caratterizzano la nostra posizione. La mia è una posizione personale, è un’adesione personale (tra l’altro ancora formalizzata con firma), seppure a Voi tutti nota, avendo Voi pubblicamente accettato quanto prevedeva la mia mozione congressuale circa l’intenzione di federare il MSFT ad altri soggetti con i quali condividere, almeno, le sorti elettorali. La mia intenzione di federare il MSFT coinvolgerà nella decisione certamente il Partito, nella fattispecie il CC, e non potrebbe essere altrimenti; in tale sede si valuterà “se federare”, se federarsi o meno agli altri soggetti proponenti. Solo dopo tale incontro ciascuno potrà liberamente valutare e scegliere. Rappresento che ho chiesto al Presidente del CC Attilio Carelli di convocare lo stesso per domenica 10 novembre, data entro la quale dovrebbe essere pronto l’atto di federazione che i Partiti e Movimenti cointeressati vaglieranno e ratificheranno (ovviamente se vorranno).
Discutere se si o se no prima che vi sia un testo definitivo è solo perdita di tempo. Come si chiamerà? Che simbolo avrà la Federazione? Chi la guiderà? Che farà? etc. non è ancora affatto definito. Palese e annunciata da molti l’idea di riprendere “Alleanza Nazionale”; da molti, non da tutti; non da me. Credete che sia facile legalmente riesumare il simbolo di AN? Non entro nel merito (né nell’opportunità tecnica elettorale o propagandistica) di tale scelta; ho già ampiamente fatto presente “ai federandi” il mio scetticismo in proposito, di diversissima argomentazione, anche se ritengo e affermo che ben più urgenti e dirimenti questioni dovrebbero portare ad una sua eventuale adozione. E soprattutto, quello che mi interessa, è la proposta politica ed il suo progetto di sviluppo rispetto alle difficoltà che vive l’Italia e la destra (quella in qualche modo di ispirazione missina) italiana, pressoché scomparsa dalle istituzioni, pressoché inibita dalla possibilità di difendere l’interesse nazionale alla luce della nostra cultura ed identità. Questo mi pare francamente assai più grave e dirimente di una sfegatata passione di qualcuno per un simbolo o per un altro. Quindi, quando sarà pronto e definitivo il testo di federazione, il Partito lo valuterà e deciderà.
Non credo che la mia adesione, finora ideale più che sostanziale, meriti tante perplessità e gradirei che fossero pubblicamente proposte alternative con la stesa franchezza e informazione che adotto io. Sarebbe anche e sempre opportuno che “prima di fasciare la testa si verificasse se si è rotta”.

SBLOCCARE IL LAVORO, CONSEGNATE A MINISTRO PACCHETTO PROPOSTE, E’ MANOVRA DA 100 MILIARDI - di Ignazio Messina



E’ ora di sbloccare il lavoro ed è per questo che oggi abbiamo consegnato al ministro del Lavoro la nostra manovra da 100 miliardi di euro. Il nostro progetto si chiama sbloccalavoro perché vogliamo sbloccare questa situazione di blocco istituzionale, nella quale destra e sinistra si sono messe insieme non certo per governare, ma per bloccare tutto. Se fossero approvate le nostre proposte si metterebbe in moto l’economia del nostro Paese, che inesorabilmente è ferma, e le casse dello Stato potrebbero recuperare 100 miliardi di euro. Oggi, insieme al presidente del partito, Antonio Di Pietro e ai responsabili dei Laboratori Lavoro ed Economia, Zipponi e Lelli, abbiamo partecipato ad un sit in davanti al ministro del Lavoro, a Roma, durante il quale è stato consegnato un pacchetto di misure economiche proposte dall’IdV.  Oggi siamo venuti qui per parlare di lavoro i cittadini ormai non arrivano più alla fine del mese, c’è un governo immobile, che galleggia e che non si decide a prendere alcuna decisione. Noi abbiamo delle proposte chiare e concrete ed indichiamo, infatti, da dove reperire le risorse finanziarie. Per esempio occorre vendere immediatamente i beni confiscati ai mafiosi. Si pensi che nelle casse dello Stato giacciono circa 80 miliardi di euro in titoli e beni immobili e non si capisce perché questo governo preferisca continuare a prendere denaro dalle tasche degli italiani, piuttosto che vendere i beni confiscati ai mafiosi. In secondo luogo è fondamentale promuovere una vera lotta all’evasione. Si pensi per esempio ai fondi portati illegalmente in Svizzera. La riduzione del cuneo fiscale che vale mediamente il 120% dello stipendio netto, è indispensabile per ridurre il costo del lavoro e per diventare più competitivi. In parte la si ottiene dalla riduzione dell’Irpef, lasciando però in questo modo il costo del lavoro inalterato. Si dovrà quindi prevedere una programmata riduzione degli oneri contributivi. Costo da stabilire tenendo conto che ogni 5% di riduzione dei contributi corrisponde a circa 10 mld (le entrate INPS annuali ammontano a 215 mld). È  urgentissimo intervenire con aiuti concreti alle PMI per incentivare con crediti d’imposta strutturali gli investimenti per la R&S e per il processo produttivo, incrementando così la produttività dell’impresa. Hanno aumentato l’Iva e poi si è scoperto che nell’ultimo trimestre le entrate Iva sono diminuite è chiaro perché è una tassa che paghi sui beni che acquisti. Ma se non ci sono soldi per acquistare è ovvio che non ci sono neppure più le entrate per questo vogliamo rimettere i soldi nelle tasche dei cittadini. Bisogna fare in modo che la cassa integrazione straordinaria sia restituita quando l’azienda che la riceve ha degli utili. Occorre ridare immediatamente potere d’acquisto alle classi più disagiate agendo su forti riduzioni dell’aliquota Irpef con risultati sullo stipendio lordo di 150/200 euro al mese: trattasi di crisi di domanda e quindi è indispensabile farla ripartire. Basti pensare al caso della Fiat. La verità è una: in Italia ci sono delle casseforti che, come hanno fatto in precedenza i governi Monti e Berlusconi, non hanno mai voluto aprire e ci sarà certamente un motivo per cui in questa legislatura non si è ancora insediata la commissione antimafia. Noi quindi affermiamo che c’è il modo per sbloccare la situazione di crisi. Abbiamo portato al ministro del lavoro le chiavi per aprire queste casseforti. Ora vogliamo vedere se chi governa ha la volontà di fare gli interessi delle imprese che investono e dei lavoratori oppure se non vuole farlo, se ne vada perché l’Italia ha bisogno di un rilancio economico.

martedì 12 novembre 2013

IL FLUSSO GAS DALLA LIBIA



 
La situazione sociale in Libia è drammatica, il nostro Paese non può stare a guardare, occorre programmare un'azione nella nostra politica estera, forse è sbagliato parlare del passato, ovvero, degli errori commessi nel passato con Gheddafi, ma il punto importante è che, il Vice Presidente di Eni ha lanciato l'allarme, confermando che i flussi di gas dalla Libia verso l'Italia, attraverso il gasdotto Greenstream, jv Eni-Noc, sono stati interrotti a causa di alcuni manifestazioni e che non è chiaro quando potranno riprendere. Perciò, considerando che, la Libia pesa per oltre il 10% nella produzione di idrocarburi di Eni e il gasdotto che dalla Libia arriva sulla costa Siciliana a Gela è uno dei punti principali di transito del gas verso il nostro Paese, si chiede e si raccomanda, un necessario intervento della nostra politica estera nella crisi libica, con lo scopo di diminuire la crisi sociale, dando maggiore priorità alla difesa dell'interesse nazionale nel flusso di gas verso l'Italia, garantendo la protezione necessaria allo stabilimento di Eni presente sul territorio libico, il quale ci potrà garantire di riprendere il flusso di gas. Non possiamo escludere un intervento militare, tutte le alternative debbono essere aperti al tavolo delle decisioni, s'è necessario si includa l'invio dell'esercito.
 
Per capire meglio la situazione, occorre ricordare che, la stessa Hillary Clinton forse aveva paura che Al Qaeda potessi entrare nel territorio libico una volta fatto fuori Gheddafi, inoltre, in Libia è andato fuori controllo circa all'inizio dell'8 novembre, e che forse è scoppiata la rivolta, quando il governo libico ha annunciato che da gennaio del 2014 non pagherà più gli stipendi ai miliziani che si occupavano della sicurezza semi-ufficiali, e proprio, qui potrebbe essersi la soluzione, se il governo centrale, garantisce il pago degli stipendi ai miliziani, è probabile che lo scontro sociale e le manifestazioni possano diminuire, oppure, calare. Ma ad ogni modo, tutte le possibilità debbono essere aperti, non si può escludere niente, soluzione politica, intervento militare, invio dell'esercito, la cosa vera è che, il nostro Paese non si può permettere di stare a guardare, perché è prioritario, garantire il flusso del gas verso l'Italia.
 

lunedì 11 novembre 2013

A Roma una delegazione della Camera dei Deputati dell’Uruguay - di Fabio Porta



Il Presidente del Comitato “Italiani nel Mondo e Promozione del Sistema Paese” della Camera dei Deputati, Fabio Porta, ha incontrato a Montecitorio una delegazione del Parlamento dell’Uruguay, formata dal Presidente del Congresso German Cardoso, dall’ex Presidente Ivonne Passada e dal deputato Josè Carlos Mahia.
All’incontro hanno anche partecipato i due Vice Presidenti della Commissione Affari Esteri della Camera, Andrea Manciulli e Alessandro Di Battista, oltre ai deputati Marietta Tidei e Daniele Del Grosso.
Nel corso di una lunga ed articolata discussione tra le due delegazioni, sono state affrontate alcune delle principali questioni al centro dell’agenda bilaterale tra i due Paesi, con un particolare riferimento alle tematiche oggetto di attenzione da parte dei rispettivi Parlamenti.
“L’Uruguay – ha detto l’On. Porta – è probabilmente il Paese al mondo dove maggiore è l’incidenza percentuale della popolazione di origine italiana su quella complessiva; è anche il Paese – ha aggiunto il deputato eletto in America Meridionale – che più di altri partecipa alle elezioni italiane a conferma del forte legame sociale e politico che i nostri connazionali mantengono con l’Italia”.
“Ho voluto porre l’accento su due questioni, una di carattere politico e l’altra di tipo economico; dal punto di vista politico mi sembrava importante evidenziare la collaborazione tra i due governi e tra i due principali partiti (il Partito Democratico in Italia e il “Frente Amplo” in Uruguay) nell’ambito del processo sulle vittime del “Piano Condor” che negli anni sessanta e settanta causò dolore, sofferenze alle popolazioni dei Paesi sudamericani reprimendo libertà civili e conquiste democratiche”.
“In secondo luogo – ha concluso il parlamentare del PD – ho espresso grande interesse relativamente alle straordinarie opportunità economiche e commerciali per il ‘Sistema Italia’ che si aprono nell’interlocuzione con un Paese dove oltre la metà dei suoi cittadini ha sangue italiano; a titolo esemplificativo ho parlato del settore dell’ambiente e dell’energia, strategico per le imprese italiane e di grande interesse per il governo uruguaiano”.

Incontro a Montecitorio - di Ricardo Merlo



Roma, 31 ottobre 2013: -Si è tenuto martedì, 29 ottobre, a Montecitorio un incontro tra il Presidente del MAIE Ricardo Merlo e Nicola Care', coordinatore MAIE Sidney, ed ex candidato in Oceania.
L’incontro è servito per pianificare le iniziative da seguire in attesa del Congresso del MAIE Australia che, come è stato annunciato in una nota congiunta, si terrà a febbraio 2014.
“Con Ricardo Merlo abbiamo innanzitutto parlato della situazione della collettività italiana in Australia, ma anche dell’ attuale situazione politica italiana: è chiaro che siamo prossimi ad un cambiamento radicale che coinvolgerà profondamente il sistema politico e i partiti.Per questo è importante avviare appena possibile un confronto con i nostri militanti in Oceania per  capire quale è l’idea di Movimento che vogliamo e per provare a costruirla.”
Così  Nicola Care' che ha aggiunto ” Di sicuro l’Italia di domani avrà ancor di più  bisogno dell’apporto della comunità degli italiani all’estero: della sua capacità di essere un ponte con il resto del mondo, ma soprattutto delle opportunita' che, in questo momento di crisi, essa può offrire per il rilancio della nostra economia con, ad esempio, una migliore accessibilita' ai mercati stranieri, il rilancio del Made in Italy, etc.

Ricardo Merlo si è informato circa le attività svolte in questi mesi dal MAIE in Australia  e ha confermato al suo coordinatore, Nicola Care', pieno appoggio alle iniziative che metterà in campo per l’organizzazione del congresso in Australia e per il coinvolgimento  dei connazionali,  militanti e simpatizzanti, a siffatto importante evento: “Questo appuntamento è fondamentale per la vita democratica  del MAIE che è destinato a crescere ancora all’estero, e in Italia:  il Movimento Associativo è l’unico nel contesto parlamentare e politico italiano che parla con la voce degli italiani all’estero.”

Sintra Consulting rinnova l'impegno con il mondo della scuola ed il territorio‏ - di MAURIZIO ZINI EASY NEWS PRESS AGENCY



Tirocini formativi, stage universitari, tesi di laurea: da sempre Sintra ha mostrato grande interesse per il mondo della formazione e ha scelto di fare della collaborazione con università e centri di ricerca uno degli asset fondamentali su cui costruire il proprio vantaggio competitivo, offrendo sempre ai propri clienti soluzioni e servizi innovativi in linea con le più attuali esigenze del mercato.
Quest'anno l'impegno e l'interesse di Sintra Consulting per il mondo della scuola e della formazione si è fatto ancora più importante, concretizzandosi in una serie di iniziative di primo ordine, quali, ad esempio, l'adesione
al progetto "IoStudio - La Carta dello Studente", e progetti di collaborazione con scuole del territorio.
In occasione nella recente "Maratonina" della città di Arezzo, Sintra ha così corso a fianco degli studenti dell'ITIS come sponsor dell'evento.

31 Ottobre 2013

Euro Lira Germania


martedì 5 novembre 2013

I nodi degli atenei



Sono pochi gli studenti con la laurea e sono molti quelli che smettono di studiare oppure abbandonano le università. Inoltre, il nostro Paese si trova all'ultimo posto nella classifica di investimento e qualità degli atenei europei superando soltanto il Portogallo e la Grecia. Esistono grossi problemi che riguardano la burocrazia, l'amministrazione eccetera. Ormai non basta chiedere più investimenti, occorre modernizzare. Si deve fare meno teoria, più pratica e più ricerca con gli studenti, come nelle università degli Stati Uniti.

Fonte:  http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2006/12/02SI26070.PDF


lunedì 4 novembre 2013

Watch brutality of Indian Army in Kashmir


Kashmir Encounter Indian troops vs militants in Srinagar outskirt


Five people shot dead by Indian paramilitary troops in Kashmir


Il nuovo sito‏ - di Federazione dei Liberali



Dopo la conferenza stampa  congiunta alla Camera,
il primo passo dei Liberali e Democratici
(FARE per Fermare il Declino, Liberali Italiani , Partito Federalista Europeo, Partito Liberale Italiano, Progett’Azione, Uniti verso Nord)
è il nuovo sito
documenti, aderenti, firmatari, contatti.

Fondo ammortamento dei titoli di Stato: rimborso a scadenza - di Ministero dell'Economia


                                                  Ministero dell'Economia e delle Finanze

Il MEF comunica che il 1° novembre 2013 sono stati utilizzati 5.600 milioni di euro, disponibili sul
Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato, a rimborso parziale del BTP 1° novembre 2010 / 1°
novembre 2013 - codice ISIN IT0004653108.
Tale operazione esaurisce quasi integralmente le disponibilità del Fondo.

————
Roma, 04 novembre 2013

XXV Festival del Cine Europeo en la sede del Instituto Italiano de Cultura‏ - di Istituto Italiano di Cultura


El Instituto Italiano de Cultura es sede de proyecciones del XXV Festival de Cine Europeo.
Los invitamos a asistir a la siguiente programación:
Lunes 4 de noviembre: “El sol adentro – Il sole dentro” (2011) de Paolo Bianchini, con Angela Finocchiaro, Giobbe Covatta, Francesco Salvi, Diego Bianchi, Gaetano Fresa
Martes 5 de novembre:  “La Kriptonita en la cartera – La Kryptonite nella borsa” (2011) de Ivan Cotroneo, con Valeria Golino, Cristiana Capotondi, Luca Zingaretti, Libero de Rienzo, Luigi Catani.
Miércoles 6 de novembre: Faro, la reina de las aguas - Faro, la reine des eaux(2007) de Salif Traoré y Olivier Lorelle, con Sotigui Kouyate, Fili Traore, Michel Mpambara, Habib Dembele
Jueves 7 de noviembre: Choque de civilizaciones por un ascensor en Piazza Vittorio – Scontro di civilta’ per un ascensore a Piazza Vittorio ” (2010) de Isotta Toso, con Daniele Liotti, Kesia Elwin, Marco Rossetti, Kasia Smutniak, Ninetto Davoli, Francesco Pannofino
Viernes 8 de noviembre: La llegada de Wang – L’arrivo di Wong” (2011) de los Hermanos Manetti, con Ennio Fantastichini, Francesca Cuttica, Antonello Morroni, Juliet Esey Joseph, Jader Giraldi.
Lunes 11 de noviembre: Malavoglia” (2010) de Pasquale Scimeca, con Antonio Ciurca, Giuseppe Firullo, Omar Noto, Greta Tomaselli, Doriana La Fauci.
Martes 12 de noviembre: Matrimonio y otros desastres – Matrimoni e altri disastri” (2010) de Nina di Majo, con Margherita Buy, Fabio Volo, Luciana Littizzetto, Francesca Inaudi.
Auditorio Pier Paolo Pasolini (Av. Arequipa 1055, Santa Beatriz – Lima)
Todas las funciones a las 18.00 horas

sabato 2 novembre 2013

Juventude JS PDT


Gobierno Bolivariano condena ataque terrorista en Rusia - di VENEZUELA AL DÍA Elsa Màrquez

Caracas, 21 de octubre de 2013.- El Presidente de la República Bolivariana de Venezuela, Nicolás Maduro Moros, en nombre del Gobierno y del Pueblo venezolano, rechaza y condena enérgicamente el ataque terrorista suicida que tuvo lugar en un autobús en la ciudad de Volgogrado, hecho ocurrido hoy lunes 21 de octubre de 2013, dejando un lamentable saldo de 6 muertos y más de 33 heridos hasta el momento.
 
El Gobierno y Pueblo de la República Bolivariana de Venezuela expresan sus más sentidas condolencias y fraterna solidaridad al Gobierno y pueblo de la Federación de Rusia, en especial a los familiares de las víctimas y heridos en este repudiable suceso.
 
La República Bolivariana de Venezuela reitera los profundos lazos de amistad que la unen con la Federación de Rusia, a la vez que hace votos por la tranquilidad y la paz en ese hermano país euroasiático, esperando que se identifiquen y responsabilicen a los autores de tan cobarde y criminal acto

 


Discorso alla quarta commissione sulla decolonizzazione - di Ricardo Sánchez Serra



Excellences, Ladies and Gentlemen,
 
I thank the “Observatorio Aragonés sobre el Sáhara Occidental,”, CODESA, San Miguel de Lima city council and its major, Mr Salvador Heresi, for allowing me the opportunity to address you (I come from Peru) to defend a noble cause: that of the Sahrawi people, and to ask you to implement immediately, once for all, the referendum that may let this people its self-determination and Independence and put an end to the invasion of its Territory, the last colony of Africa, by Morocco. The Sahrawi people waits for its fully freedom since 37 years. The Moroccan military wall of shame has unjustly divided its families. Some of them are living in the occupied Territory victims of the daily violation of their human rights, and the others in the liberated Territory and the Refugee Camps in Tinduf in the hostile desert living thanks to international charity and solidarity.
It is no more necessary to debate about historic and legal arguments about what position is justified because the International Court of Justice has already ruled the question in its well-known opinion dated October 16th 1975, that states that there is no tie of “territorial sovereignty or co-sovereignty” between the Western Sahara and Morocco or Mauritania, and therefore the principle of self-determination should be applied “through the free and authentic expression of the will of the peoples of the Territory”.
We find also dozens of resolutions of the African Union and the General Assembly and the Security Council of the United Nations, which recognize the right of self-determination of the Sahrawi people, ant to that end the UN established its “United Nations Mission for the Referendum in the Western Sahara” (MINURSO in its Spanish acronym), displayed in the Territory since 1991 to hold the referendum in 6 months. However, we are waiting for 22 years.

The seven billion inhabitants of our world are looking at you, Excellences, to put an end to the suffering of the Sahrawi people and to avoid that this great people may disappear from the earth by the genocide systematic action of the occupying State with the indifference of many countries.

We have just to look at the news: every day violations of the human rights of the Sahrawi people are committed. Morocco tries to eliminate the material and immaterial cultural Saharawi heritage: in the occupied territories the Spanish language is not offered in the State managed schools, the children are educated under a Moroccan constructed official history that ignores the Western Sahara genuine history; the Sahrawis are harassed if they wear their distinctive traditional clothes. The occupying power tries to delete the material cultural heritage which witnesses the history and culture of the Western Sahara as a non Moroccan Territory. For instance, the Moroccan authorities have razed the historic Fortress of Villa Cisneros and also pretended to raze the Catholic church in the same city. The aggression even gets to the point to forbid the use of the traditional “khaima” to the Sahrawis, their national identity symbol. It’s not me who says that, but the independent expert of the United Nations, Ms Farida Shaheed, who “recommended that measures limiting the cultural rights of the population of Western Sahara should be immediately revoked, and reported that a number of Saharawi had been unable to give their children Hassani names”. In summary, we are attending to a cultural genocide, and to racist practices that reminds us the South-African Apartheid.

As the United Nations delay the solution to the self-determination of the Sahrawi people, the wealth of the Territory are spoiled by Morocco, the invader State: the fisheries, the sand, the phosphates, the agricultural excluding the Sahrawi subdued population. More than 50% of the Sahrawis are unemployed as the jobs are granted to Moroccan settlers.

Excellences, members of the Fourth Committee: the world has just known stupefied to the discovery of mass graves of Sahrawis assassinated in 1976 as Morocco began its occupation and considered them as “disappeared”. These are crimes against humanity that may not prescribe. We are all injured, once more, with the sufferings of the Sahrawi people: lack of freedom, detentions and tortures that the new technologies let us know breaking the accomplish informative black-out of the great mass-media.

You are on time, Excellences, to keep on insisting on the necessity to hold the referendum of self-determination of the Sahrawi people and to ask that the MINURSO should be granted competences about human rights monitoring. Even, this General Assembly may recommend the recognition, to the States that haven’t did it yet, of the Sahrawi Republic and its admission in the United Nations, so that there should be a more equitable negotiation to return the territory occupied by Morocco.

In your hands lies the future of a people who waits for its self-determination for more than 37 years and who trust in you and in the International Law. You are their hope. Resolutions even stronger are needed before the international inaction. Don`t defraud them. It may be the last chance for a peaceful solution. It is well known that Morocco blocks the negotiations in the United Nations. If this attitude persists, Morocco should be obliged by the blue helmets to withdraw from the Territory.

As the Secretary-General, Mr Ban Ki Moon and his Personal Envoy, Ambassador Christopher Ross have pointed, the status quo is not acceptable. The situation is unbearable. Or somebody is waiting to a massacre of the Sahrawi people like in Rwanda or Bosnia to take action?

martedì 29 ottobre 2013

Disposizioni urgenti in materia di IMU - di Camera dei Deputati


Nella parte antimeridiana della seduta la Camera ha approvato il disegno di legge di conversione del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 102 recante disposizioni urgenti in materia di IMU, di altra fiscalità immobiliare, di sostegno alle politiche abitative e di finanza locale, nonché di cassa integrazione guadagni e di trattamenti pensionistici (C. 544-A). Il provvedimento è passato all’esame dell’altro ramo del Parlamento.
E’ stato poi approvato il disegno di legge recante abolizione del finanziamento pubblico diretto, disposizioni per la trasparenza e la democraticità dei partiti e disciplina della contribuzione volontaria e della contribuzione indiretta in loro favore (C. 1154-A e abb). Il provvedimento è passato all’esame dell’altro ramo del Parlamento.
In corso di seduta, la Camera ha deliberato sull’applicabilità dell’articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell’ambito di un procedimento civile nei confronti del deputato Formisano (Doc. IV-quater, n. 2).
 
Mercoledì 16 ottobre

venerdì 25 ottobre 2013

Sicurezza, non solo questione di nomadi



I nostri connazionali chiedono sempre più giustizia e più sicurezza, ed è giusto che queste richieste siano garantite dallo Stato, il nostro Paese deve proteggerci. Ci sono Paesi dell’Ue che applicano il reato di clandestinità, credo che la riforma sicurezza del ministro Roberto Maroni sia condivisibile dalla maggioranza dei nostri connazionali e mi sembra che questo decreto legge si debba approvare. Il nostro è un Paese autonomo, io mi fido di questo pacchetto sicurezza che credo serva a ordinare le nostre città combattendo l’illegalità.

Fonte:  http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=16751

http://www.ilsecoloxix.it/Facet/print/Uuid/b32fff42-391d-11dd-8cff-0003badbebe4/Sicurezza_non_solo_questione_di_nomadi_sicurezza_non_solo_questione_di_nomadi.xml



Il Ministro Saccomanni plaude al senso di responsabilità della Guardia di Finanza - di Ministero dell'Economia


                                                   Ministero dell'Economia e delle Finanze

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, si associa al plauso che il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri nonché Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha rivolto alle forze dell’ordine per la gestione dei rischi associati alle manifestazioni dei giorni scorsi.
In particolare il ministro Saccomanni segnala il proprio apprezzamento per l’operato della Guardia di Finanza che, insieme ad altri corpi, ha presidiato le sedi istituzionali del Ministero dell’Economia e delle Finanze mostrando grande senso di responsabilità e operando con profonda professionalità.


India, Anna Hazare lancia sfida contro la corruzione


LA PARABOLA DISCENDENTE DI MONTI INSEGNA PER FARE IL GRANDE CENTRO NON BASTA ESSERE TERZI, BISOGNA ESSERE “AVULSI” - di Enrico Cisnetto


In Italia la disdicevole abitudine di sparare sulla Croce Rossa è sport troppo diffuso perché degli anticonformisti come noi di TerzaRepubblica possano praticarlo. In questo caso la Croce Rossa è Mario Monti, cui non abbiamo mai lesinato critiche quando era potente e osannato, e che oggi non merita l’esposizione al pubblico ludibrio cui è sottoposto. Certo, le sue dimissioni da Scelta Civica sono clamorose, e coronano il fallimento di un disegno politico. Ma questo non vuol dire che quel disegno fosse sbagliato, né che Monti non possa e non debba ancora essere considerato – nel vuoto pneumatico che caratterizza la nostra classe politica – una risorsa per il Paese. Dunque, più che intonare il de profundis politico a Monti – come molti maramaldi stanno facendo in queste ore e avevano già fatto l’indomani delle elezioni, gli stessi che si spellavano le mani ai tempi della “sobrietà” che faceva chic contrapporre all’ostentazione berlusconiana – a noi interessa capire se esiste ancora uno spazio al centro dello schieramento politico ed eventualmente come sia possibile occuparlo.
Molti vecchi assertori della necessità che il bipolarismo all’italiana venisse accantonato, hanno ripiegato le loro bandiere. Il risultato deludente di Scelta Civica e dell’Udc alle elezioni, lo spegnersi del carisma dell’ex presidente della Bocconi, e – paradossalmente – l’affermarsi di grandi coalizioni (governi Monti e Letta), sono tutti elementi che, messi insieme, li hanno convinti che al bipolarismo non c’è alternativa. È la tesi di Giuliano Ferrara, ma anche di intellettuali che finora si erano rivolti, per la legge elettorale piuttosto che per l’architettura istituzionale, all’esperienza tedesca. Noi capiamo le ragioni di questa valutazione, ma non ne condividiamo la conseguenza che se ne tira. Monti non ha interpretato al meglio questo disegno, ma ciò non vuol dire che si debba considerare chiusa quella partita. Anche perché le maggioranze larghe continueranno ad essere una necessità, sia per l’enormità dei problemi da risolvere, che richiedono convergenza di forze e consensi, sia per lo scarso appeal elettorale di Pd e Pdl. Ma c’è un motivo ancora più cogente che ci fa ritenere non conclusa l’opportunità di un centro politico forte: la necessità di superare gli attuali assetti dei due poli, e in particolare Pd e Pdl. <br><br>Soggetti a forte tendenza implosiva, ma che un aggregazione al centro indurrebbe a far crollare più velocemente, inducendo riaggregazioni su basi diverse dalla vecchia dicotomia “berlusconiani-antiberlusconiani” che tanti guai ha prodotto. Per esempio, se il ministro Mauro e Casini incrociano Alfano e le colombe governative del Pdl, sarà positivo se ciò favorirà la definitiva separazione da Berlusconi e i falchi, ma sarà ancor più un successo se quell’aggregazione sarà capace di attrarre anche la parte moderata del Pd capitanata da Letta. Non è un caso, infatti, che un disaggregatore per eccellenza come Renzi, fino a ieri per definizione nemico del bipolarismo, oggi difenda a spada tratta lo schema contrappositivo: ha deciso, a nostro avviso sbagliando, di giocare tutte le sue carte nella corsa alla segreteria del Pd, e non può più recitare il ruolo del rottamatore del suo partito e del sistema politico (con ciò perdendo una parte rilevante della simpatia che aveva suscitato negli elettori di centro-destra). 

In realtà, a ben pensarci, la storia politica di Monti e Renzi è perfettamente parallela: entrambi potevano sparigliare l’intero sistema politico, ed entrambi hanno fallito in questo intento per mancanza di coraggio. Il primo per non aver avuto il coraggio, da premier, di proseguire sulla strada delle riforme strutturali imboccata con l’intervento radicale sulle pensioni, e poi per non essersi liberato del privilegio di essere senatore a vita, per mettersi in prima persona a capo di una coalizione che avrebbe dovuto rompere Pd (in parte) e Pdl (soprattutto) con una campagna basata sui risultati che avrebbe dovuto ottenere il suo governo. Il secondo, per non avere avuto il coraggio di uscire dal Pd quando alle primarie era stato ammesso Vendola, per fondare un soggetto politico nuovo, né di destra né di sinistra, che poteva puntare al “grande spariglio”. Così non è stato per entrambi, e ora le mancate scelte presentano il conto.

Ma queste due storie parallele e molto più vicine di quanto non si pensi, ci dicono che ad essere sbagliato non è il disegno, ma il comportamento dei potenziali suoi protagonisti. L’importante è capire, però, che il tema non può semplicemente esaurirsi nello stare al centro rifiutando di schierarsi con entrambi i poli, bensì quello di costruire un soggetto politico completamente nuovo, capace di proporre agli italiani – costruttivamente e non in modo populistico e dilettantesco come Grillo e suoi emuli – uno schema di gioco politico completamente diverso dall’attuale. Insomma, in questa fase non basta essere terzi, occorre essere “avulsi”. Questa è la vera scommessa di chi vuole davvero rinnovare la politica italiana e costruire una nuova classe dirigente per il futuro.

lunedì 21 ottobre 2013

LA GOCCIA SCAVA LA PIETRA - di Giorgio Ragazzi (Società Libera)


Tutti, economisti, politici ed imprenditori, cantano in coro che le pastoie burocratiche stanno asfissiando il paese e l’economia ma poi, nella realtà, governi e burocrazia continuano ad aggiungerne sempre di nuove. Sono tante goccioline, che discendono sia dallo stato che dalle migliaia di enti decentrati, che passano inosservate e che nessuno critica nello specifico proprio perché appaiono, singolarmente, troppo piccole ed insignificanti. Ma tutte queste goccioline stanno pian piano bucando la pietra.
Nel mio contributo all’11° Rapporto di Società Libera sulle Liberalizzazioni ho riportato stime per gli oneri a carico delle imprese e menzionato vari casi specifici. Torno sull’argomento anche a costo di essere considerato pedante perché menziono goccioline poco rilevanti.
Prendiamo ad esempio la legge di riforma dal condominio (L.220 dell’11/12/2012). All’art.10, comma 6, viene istituito un “registro dell’anagrafe condominiale” col quale si impone agli amministratori di acquisire tutte le informazioni relative ai proprietari, locatari e titolari di diritti reali (generalità, codice fiscale e residenza), i dati catastali di ogni unità ed anche “ogni dato relativo alle condizioni di sicurezza” (e bravo chi capisce cosa questo possa significare!).
Si penserebbe che per un amministratore dovrebbe essere sufficiente sapere chi sono i proprietari delle varie unità: perché dunque aggravare cittadini ed amministratori con nuove incombenze che determineranno anche, alla fine, ulteriori costi amministrativi? Probabilmente è solo un altro caso di spensierata ed inutile paranoia regolamentare. A meno che, volendo pensar male, non vi sia la recondita intenzione di trasformare poi nel tempo gli amministratori in sostituti d’imposta o agenti del fisco chiedendo loro di verificare che ciascun condomino abbia effettivamente pagato imposte come l’IMU o la Tarsu, visto che hanno già tutte le informazioni richieste. Si tornerebbe alla figura del “capo caseggiato” che nell’URSS spiava sulle idee politiche e da noi finirebbe per spiare sui comportamenti fiscali!
I poveri amministratori sono già oberati da numerosissime incombenze. Una particolarmente sgradevole è l’obbligo di effettuare una ritenuta del 4% sull’IVA dovuta a fornitori per l’ordinaria amministrazione. Così, se per un piccolo lavoro un fornitore fattura 100 euro più IVA al 10%, l’amministratore paga al fornitore 106 euro mentre deve versare al fisco, con F24, 4 euro e poi dichiarare al fornitore, a fine anno, l’IVA così ritenuta. I costi amministrativi di queste contorsioni superano di certo, e di molto, gli eventuali benefici per il fisco che intende così tutelarsi dal rischio che il fornitore non versi l’IVA. Ma, anche in questo caso, chi detta le norme pensa solo a semplificare il proprio lavoro (nel caso specifico, verificare i versamenti dell’IVA da parte dei fornitori) senza tenere in minimo in conto i costi che addossa ai cittadini.


NAPOLITANO E L’AMNISTIA - di Alessandro Mezzano

Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio alle camere per sollecitare un provvedimento urgente che ponga rimedio alla situazione di sovraffollamento delle carceri.
In pratica chiede che si promulghi un’amnistia per i reati meno gravi ( si tenga presente che per il nostro ordinamento anche un omicidio, purché non premeditato  può essere punito con pochi anni di carcere.. ) in modo da svuotare le carceri.
E’ un vecchio problema quello di  svuotare le carceri con le amnistie anziché costruirne di nuove oppure di rendere operative quelle già costruite, ma non ancora messe in funzione, un vecchio problema che la casta politica non ha saputo o non ha voluto risolvere da molti anni e che comunque non è un problema nato né oggi, né ieri..!
Sono anche parecchi anni che si parla del sovraffollamento carcerario senza che il problema assuma l’urgenza che Napolitano gli sta dando e colpisce la coincidenza tra questo suo improvviso interesse ed i problemi che il PDL sta procurando al governo “delle larghe intese” così caro al cuore del presidente della repubblica e da lui così  fortissimamente voluto, a causa dei guai giudiziari di Berlusconi culminati con la sua condanna definitiva  che dovrà scontare.
Anche se per ora apparentemente neutralizzate, tali minacce pesano ancora come una spada di Damocle sulla testa del governo Letta e sempre peseranno sino a quando Berlusconi correrà il pericolo di finire in galera a causa dei reati che ha commesso.
Dopo la constatazione della impossibilità procedurale di una concessione di grazia a Berlusconi anche a causa della sua caparbietà a non riconoscersi colpevole dei reati ascritti, spunta provvidenzialmente e diventa importante ed urgente il problema generale del sovraffollamento delle carceri e se l’amnistia che si chiede dovesse coinvolgere anche l’annullamento della pena inflitta dalla cassazione a Berlusconi, ebbene si dovrebbe credere che ciò non è altro che una mera coincidenza…!!
Al presidente Napolitano vorremmo sommessamente ricordare un paio di cose:
La prima è che non tutti i cittadini sono talmente sprovvisti di intelligenza da considerare  come pure coincidenze quelle sopra descritte.
La seconda, più importante é che egli dovrebbe essere il difensore ed il garante di quella costituzione che pone TUTTI i cittadini, NESSUNO ESCLUSO,  uguali di fronte alla legge e che i cittadini non capirebbero un trattamento ingiustamente di favore fatto a Berlusconi per “ragioni di stato” !
Per ovvi motivi non esprimiamo qui un giudizio sull’operato del presidente Napolitano, ma invitiamo i lettori a riflettere ed a darne uno in cuor loro …!!!
  
Risposta:
 
Leggendo il problema delle carceri, devo dire soltanto una cosa, io ho proposto di ricordare una vecchia legge:
 
 

domenica 20 ottobre 2013

PERCHÉ IL PARLAMENTO EUROPEO DEVE TRASFERIRSI A BRUXELLES: SERGIO ROMANO RISPONDE AD ALBERTO CALLE



Spostare la sede del Parlamento europeo a Bruxelles, non solo per motivi economici, ma anche pratici. Questo, in sintesi, quanto sostiene Sergio Romano che, nell’edizione di sabato scorso del Corriere della sera, risponde alla lettera inviatagli da Alberto Calle, collaboratore di "Sintesi Dialettica".
 
Nel suo messaggio all’ex ambasciatore, Calle scrive: "il 14 novembre vi sono stati nelle principali città europee scioperi e manifestazioni contro le misure d’austerità dell’Ue. Credo che la politica d’austerità debba iniziare dallo stesso Parlamento europeo. Bisogna abolire una sede: Strasburgo o Bruxelles. Così facendo risparmieremmo le spese per le continue trasferte da una sede all’altra: circa 180 milioni".
Cifra che per Romano sarebbe sicuramente superiore.
"Caro Calle, - risponde Romano – non sarei sorpreso se la cifra da lei citata fosse persino superiore e aggiungo che questo non è soltanto un problema di denaro. Un Parlamento che si riunisce a 434 km da Bruxelles—la città dove lavorano le sue commissioni e gli organi di governo dell’Ue — è una anomalia che pregiudica il buon funzionamento di tutte le istituzioni europee. Ne conosciamo le cause. La Francia voleva ospitare una grande istituzione europea e la sede di Strasburgo fu decisa in un periodo in cui il Parlamento aveva comunque funzioni modeste. Oggi, dopo le riforme degli ultimi due decenni, da Maastricht a Lisbona, l’assemblea è ormai l’interlocutore necessario della Commissione e del Consiglio".
Per Romano, dunque, "occorre, nell’interesse generale, spostarla a Bruxelles. Suppongo che anche il governo francese ne sia consapevole e che la sua resistenza sia dovuta principalmente a una questione strettamente locale. Il trasferimento priverebbe Strasburgo di una istituzione che assume personale, riempie alberghi e ristoranti, fornisce lavoro ad aziende locali. Nessun governo francese, di destra o di sinistra, desidera fare sgarbi a una città che ha anche un importante ruolo simbolico nella storia dei rapporti franco-tedeschi. La soluzione è suggerita da Sylvie Goulard (deputata europea) e Mario Monti in un libro che hanno scritto insieme per le edizioni di Rizzoli in Italia e Flammarion in Francia. S’intitola "La democrazia in Europa" ed è, a dispetto di un titolo un po’ troppo aulico e generico, una eccellente replica, piena di utili proposte, all’euroscetticismo di una parte dell’opinione europea. Una di queste proposte concerne per l’appunto l’Assemblea di Strasburgo. Goulard e Monti muovono dalla constatazione che all’Europa occorrono, insieme alle istituzioni politiche ed economiche, anche grandi istituzioni culturali. Esiste già il Collège d’Europe, fondato a Bruges per la formazione dei funzionari europei. Esiste a Firenze un Istituto universitario europeo, creato negli anni Settanta, da cui escono ogni anno giovani storici, economisti, sociologi e politologi. Esiste il programma Erasmus che permette agli studenti universitari dell’Ue di completare il corso di laurea trascorrendo un anno nell’università di un altro Paese membro. È arrivato il momento di creare una istituzione simile al Collège de France, creato da Francesco I nel 1530 per la ricerca e l’insegnamento delle discipline che non erano coltivate nelle università del regno: un luogo dove ogni studioso è libero di aprire nuove strade nel continente del sapere e tutti sono liberi di andare ad ascoltare le sue lezioni".
"Questo "cervello dell’Europa", secondo Goulard e Monti, potrebbe occupare la sede del Parlamento di Strasburgo, mentre le somme stanziate per le trasferte potrebbero essere utilizzate per il funzionamento della Fondazione a cui verrebbe affidata la sua gestione. La Francia – conclude Romano – perderebbe una istituzione che non potrà mai, dov’è, dare il meglio di stessa, "ma in compenso accoglierebbe (…) un laboratorio permanente di grande prestigio intellettuale e morale"".

Fonte: 

http://www.aise.it/esteri/unione-europea/130426-perche-il-parlamento-europeo-deve-trasferirsi-a-bruxelles-sergio-romano-risponde-ad-alberto-calle.html